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Un baco nel sistema e Android si dimentica di dicembre

Tempi duri per Babbo Natale. Forse Android, come molti, non ama il Natale, sta di fatto che ha cancellato il mese di dicembre. Chi possiede, infatti,  un dispositivo Android.4.2 rischierà di non riuscire a fare gli auguri a chi è nato nell'ultimo mese dell'anno.
I primi ad accorgersi del baco, sono stati gli utenti di Android Police che hanno scritto: “Android 4.2 non ha idea di cosa sia dicembre. Ci sono 11 mesi in un anno, gennaio dopo novembre. Natale è rovinato e Babbo Natale è morto. Almeno abbiamo risparmiato i soldi dei regali”.
Il bug del sistema riguarda il calendario destinato ai remainder dei compleanni, fondamentale per chi ha poca memoria e non vuole dimenticarsi le date di nascita degli amici. Gli utenti hanno lamentato il disservizio quando hanno cercato di aggiungere le date di nascita dei propri contatti nati in dicembre.
Google ha spiegato che l’errore è derivato da uno sbaglio del programmatore che ha dimenticato di alzare la scala dei valori fino a 12, scordandosi di dicembre. Gli operatori di Big G sono anche riusciti a ricostruire la data in cui è stato commesso l’errore: lo scorso 28 settembre, poco prima dell’ora di pranzo.
Sul web circola anche la voce che il programmatore fosse talmente affamato da dimenticarsi il dodicesimo mese dell’anno. Il baco verrà risolto con la prossima release, Android 4.2.1: sfortunatamente però, Google non ha ancora comunicato quando verrà messa online.

Ritornano i canali HD gratuiti di Mediaset: ecco Canale 5 e Italia 1 in Alta Definizione sul digitale terrestre

Oggi 17 Luglio 2012, salvo imprevisti dell'ultima ora, riappariranno nell'etere le versioni HD di Canale 5 e Italia 1, testate in passato sulla frequenza 58 di cui tanto si discusse fino a qualche mese fa. A rendere possibili questi nuovi inserimenti la ridistribuzione dei canali sulle frequenze digitali del gruppo attuata immediatamente dopo la conclusione degli switch off in Sicilia e in tutta Italia.

Dalla sparizione dei canali in oggetto è passato già più di un anno: era infatti l'11 luglio 2011 quando Mediaset dovette liberare la già citata frequenza 58 che sarebbe dovuta essere parte del lotto di canali da assegnare tramite beauty contest. In quest'anno molto è cambiato: il nuovo governo ha infatti sospeso la gara gratuita sostituendola con un'asta di cui però ancora non si hanno notizie certe.

Nonostante la mutata situazione, Mediaset ritorna "all'attacco" e ritorna in HD proprio nel momento in cui esiste un solo canale gratuito nazionale in Alta Definizione, vale a dire Rai HD, dopo la chiusura - momentanea, a quanto pare - di La7 HD per carenza di banda.

Per ovviare a questo problema Mediaset ha razionalizzato le frequenze: a partire dall'introduzione della dicitura "Provvisorio", risalente allo scorso aprile, per i tre canali generalisti del multiplex MDS2 per finire con la modifica generale del 4 luglio scorso, di cui vi abbiamo dato notizia in occasione dell'ultimo switch off a Palermo.

Il ritorno dei canali HD, attuato oggi, era stato annunciato su Twitter dalla Direzione Comunicazione e Immagine di Mediaset tramite il profilo "QuiMediaset_it" il 5 aprile scorso:


Secondo uno studio è Youtube il nuovo gigante delle news

Una delle più grandi e importanti organizzazioni mondiali di videonews non ha alle sue dipendenze giornalisti o conduttori, non possiede costose attrezzature satellitari e non produce nemmeno le notizie che diffonde. In appena sette anni di vita, YouTube e' diventato un'importante fonte di notizie, attirando un audience che compete con quella dei tradizionali network tv e creando una nuova forma di 'giornalismo visivo'. E' quanto si legge nel nuovo studio del Project for Excellence in Journalism del Pew Research Center che sancisce il ruolo di YouTube quale fornitore di notizie.

Lo studio rivela che il sito ha permesso a decine di milioni di persone
in tutto il mondo di seguire eventi quali lo tsunami giapponese, la Primavere Araba o l'uccisione di Osama Bin Laden, consentendo agli utenti di creare la propria agenda televisiva 'on demand'. Alcuni dei video, sottolinea lo studio, sono rimasti nella classifica dei piu' visti su YouTube per settimane, anche dopo che i canali televisivi tradizionali avevano rivolto la loro attenzione ad altri argomenti.

I video relativi allo tsunami del 2011
e alle sue conseguenze sono stati i piu' cliccati nella categoria "notizie e politica" di YouTube durante il periodo di 15 mesi di osservazione del sito da parte dei ricercatori del Pew Research Center, iniziato nel gennaio 2011. I 20 video piu' visti dello tsumani sono stati visti complessivamente 96 milioni di volte. Lo scorso ottobre, invece, il video piu' visto nella categoria news e' stato quello relativo all'incidente mortale del pilota italiano Marco Simoncelli durante il Gran Premio della Malesia.

A differenza dei media tradizionali, che producono la maggior parte del loro materiale o la ottengono da altre fonti professionali, YouTube mostra video che provengono dalle fonti più svariate. I video provenienti dai canali tv (e spesso postati, senza permesso, dagli utenti) appaiono essere la fonte principale del materiale più cliccato sul sito. Si tratta di poco più della metà dei 260 video risultati più popolari durante i 15 mesi di osservazione dello studio. I video «auto-prodotti», girati dai testimoni oculari di eventi, con videocamere o smartphone, rappresentano invece circa il 40 per cento del totale. Russia Today, un'emittente tv sostenuta dal governo russo, ha prodotto 22 dei 260 video più popolari.
La maggior parte di questi riguardavano fatti e eventi relativi alle elezioni presidenziali in Russia. A seguire, tra le fonti professionali più viste su YouTube, c'è Fox News. Per certi versi, la popolarità delle news presenti su YouTube non deve sorprendere. Il sito è il terzo più visitato sulla Rete dopo Google e Facebook e vanta oltre 4 miliardi di video visti ogni giorno, di cui circa un terzo negli Stati Uniti.

A conferma del 'poterW' raggiunto, sottolinea lo studio, i tentativi dei governi di Paesi quali la Cina, la Libia, il Pakistan, il Bangladesh e l'Iran di impedire ai propri cittadini l'accesso al sito. Lo studio mette anche in guardia dai rischi che si annidano dietro a tanta popolarità. Non essendoci standard etici chiari riguardo l'identificazione delle fonti del materiale video presente su YouTube, in particolare le news, gli utenti vengono lasciati all'oscuro circa l'identità di chi ha postato il video e il modo in cui ha ottenuto il materiale. «Tutto questo -si legge nello studio- crea le condizioni potenziali per una manipolazione o addirittura una falsificazione delle notizie».

Rai, Santoro si candida a direttore generale con Freccero presidente

Michele Santoro ufficializza la sua candidatura a prossimo direttore generale della Rai, in ticket con Carlo Freccero, attuale direttore di Rai 4, candidato invece a presidente dell'azienda di viale Mazzini. Una ufficializzazione fatta dallo stesso Santoro nel corso della trasmissione 'In mezz'ora' in onda su Rai3 e condotta da Lucia Annunziata. Un annuncio in diretta, peraltro in casa Rai e mai come in questa circostanza diventa testimonianza - viene da constatare - di democrazia e pluralismo di voci nell'azienda di viale Mazzini. "Io e Freccero potremmo affrontare - ha detto il conduttore e giornalista - il dibattito con altri ticket di candidati e venirne fuori bene. Abbiamo esperienza". Santoro ha aggiunto "bisogna puntare sulla multimedialita', se uno vuol prendere in mano la Rai e non vuol fare tagli dolorosi all'occupazione deve investire sulla multimedialita', su progetti orizzontali". Santoro ha quindi annunciato che lui e Freccero manderanno i propri curricula al premier Monti, al presidente della Repubblica Napolitano, "vedremo se li analizzeranno", per poi precisare che "a noi sta a cuore il problema del servizio pubblico e affrontiamo un principio: chi aspira a una nomina deve dirlo in modo trasparente, in maniera chiara, davanti a tutti e non andando a parlare con Bisignani... Li voglio vedere quelli che fanno parte delle cricche, delle camarille, che presentano curriculum e accettano di perdere... Vediamo cosa succede, di solito abbiamo buone risposte dalla rete web. Milioni di persone che si possono mettere in cammino..."
"NON VORREI CHE MONTI RIMANESSE IMPASTOIATO..." - "Monti vuol tirare fuori il Paese dalle pastoie, ma non vorrei che finisse con il rimanere lui impastoiato..". Lo ha detto Michele Santoro nel corso del programma 'In mezz'ora' di Lucia Annunziata su Rai3. Santoro ha aggiunto che oggi come oggi il consenso della gente per Monti e' sceso sensibilmente rispetto a qualche tempo fa, attestandosi intorno al 40%, "e non mi fa piacere", ha commentato

Megaupload, la vera battaglia inizia ora

L'avvocato del founder Kim Dotcom cita il caso Viacom vs YouTube. Mentre il Partito Pirata ricorda le rimozioni dei contenuti in violazione del copyright. Ma i federali non sono d'accordo. Il cyberlocker sarebbe pronto a tornare online
 
Roma - La difesa è schierata, pronta ad accogliere l'attacco sulle ali del Dipartimento di Giustizia statunitense in collaborazione con il Federal Bureau of Investigation (FBI). L'avvocato Ira Rothken è ben conosciuto nell'ambiente, in particolare per aver difeso i gestori di svariate piattaforme accusate di violazione del copyright. Il suo nuovo cliente sembra davvero un pezzo grosso, anche se nei guai fino al collo.

Sono dunque iniziate le procedure di rito per trasferire il founder di Megaupload Limited Kim Dotcom in terra statunitense. Nessuna cauzione da poter pagare, solo l'attesa prima di comparire davanti alle autorità a stelle e strisce. Come ormai noto, Dotcom è accusato di associazione a delinquere, riciclaggio di denaro e violazione di proprietà intellettuale.

"Il governo ha buttato giù una delle più grandi piattaforme di hosting nel mondo - ha spiegato Rothken alla stampa - e l'ha fatto senza offrire a Megaupload la possibilità di difendersi in aula". Secondo il legale, le accuse contro l'impero dei cyberlocker sarebbero decisamente simili a quelle mosse da Viacom nei confronti di YouTube. "Ed era una causa civile - ha aggiunto Rothken - e YouTube vinse".

Sulla delicata vicenda del founder e del suo megaimpero è intervenuto anche il Partito Pirata svedese, con un agguerrito comunicato stampa diramato nella notte italiana di oggi. Megaupload avrebbe sempre rimosso i contenuti caricati in violazione del diritto d'autore, dunque meriterebbe la protezione del safe harbor previsto dal DMCA. "Qualcuno dovrebbe spiegare all'industria del copyright e al governo che le leggi statunitensi non hanno valore nel resto del mondo".

Decisamente diversa la visione contenuta nella comunicazione ufficiale diramata dai federali a stelle e strisce. I vertici di Megaupload avrebbero pagato gli utenti per il caricamento sistematico di contenuti in violazione del copyright. Supportando in maniera attiva tutti quei siti terzi specializzati in attività di indexing ai contenuti in streaming su piattaforme come Megavideo.

"Sequestrando i server, le forze dell'ordine hanno l'intero database degli utenti con tanto di indirizzi email, numeri di carte di credito e probabilmente log ed indirizzi IP - ha sottolineato l'esperto Stefano Quintarelli - Ricordo che è reato mettere a disposizione materiale protetto da copyright per averne un profitto (che non vuol dire lucro, ovvero incassare quattrini; basta trarne una utilità)".

Mentre il presidente di FIMI Enzo Mazza ha consigliato a Google e Wikipedia di riflettere "sulle loro battaglie per le libertà digitali visto che cosi difendono aziende criminali come Megaupload". Secondo i dati diramati dalla stessa FIMI, quasi 2 milioni di utenti italiani hanno sfruttato regolarmente il cyberlocker con base ad Hong Kong.
"Con la chiusura da parte dell'FBI, in collaborazione con il Dipartimento di Giustizia Americano, di Megaupload.com e Megavideo.com, si segna un importante risultato nei confronti della lotta alla pirateria e soprattutto nello sviluppo dei contenuti digitali legali", si legge nel comunicato stampa diramato da FIMI.

Forse in maniera prevedibile, Megaupload sembra ora pronto a tornare online. Attraverso un dominio registrato in Belize, precedentemente assegnato a misteriosi scammer. Dai servizi di Whois, il dominio è intestato a tale John Smith di Hong Kong. La sensazione è che la battaglia per lo streaming sia appena iniziata.